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[ Segnalazioni ] Di omofilia e omofobia

La chiesa cattolica è contraddittoriamente accusata di omofilia e di omofobia patologiche. Nella mozione di Strasburgo si è rischiato un secondo caso Buttiglione. Qui si discute il problema, che è interessante

Perché la chiesa cattolica è accusata da chi non la ama di essere patologicamente
omofila e patologicamente omofoba? Il principio di contraddizione dovrebbe impedirlo, invece succede. Il Vaticano ha ammesso drammaticamente le sue insufficienze nel controllo e nella dissuasione di fenomeni di abuso omofilo in alcune importanti diocesi americane, e non solo in esse. Ma, al di là delle manipolazioni interessate e delle montature mediatiche wasp (white anglo saxon protestant) che pure ci sono state, la chiave di tutto, per le persone informate e non prevenute, è sempre stata questa: nel suo ordine, la chiesa tende a derubricare quel che noi consideriamo reato in peccato, inosservanza comportamentale o violazione canonica dentro una comunità sociale di amore che ha per tema decisivo la salvezza dell’anima di ogni peccatore. Ecco perché al posto delle denunce tempestive, nella diocesi di Boston e in altre ci furono, in misura sicuramente minore di quel che suggerisce la campagna anticattolica sviluppatasi negli anni scorsi, provvedimenti blandi, trasferimenti, tentativi di correzione nel silenzio (e anche al fondatore dei Legionari di Cristo, gravemente sospettato di abusi omofili, è stato risparmiato un pubblico processo). Dunque quella chiesa che è percepita come omofila, luogo di una vocazione omosessuale diffusa e mal controllata, spesso
trasformata in violenza psicologica o altro, è in realtà una comunità monosessuale
in cui si manifestano problemi tipici di altre comunità simili (basti pensare al concetto ironico inglese di “autonomia della flotta” per spiegare la sessualità dei marinai), e questi problemi sono accuditi con l’intenzione di correggere i comportamenti e salvare le anime, cioè offrire una speranza di redenzione individuale a ciascuno. Non è indulgenza omofila, per così dire, è solo che la chiesa fa il suo mestiere, per così dire. Se ci riflettete lo stesso vale per la presunta omofobia “malata” della chiesa, l’altra e contraddittoria accusa che le viene rivolta. La chiesa, come tutti sanno, accoglie, confessa, assolve gli omosessuali, e nella realtà della sua vita e anche della sua dottrina li ama, li predilige come pecorelle smarrite, e da molto tempo ormai la chiesa-istituzione è molto laica nell’affrontare questa questione sociale (non scordiamoci che l’omofobia era la regola sociale diffusa fino a tre decenni fa, per esagerare, anche nella società civile occidentale, ed è legge nel mondo islamico). Li ama dunque, e tuttavia, anche qui, vuole correggere quei comportamenti, li ritiene significativi, non omologabili alla costruzione di amori e famiglie biparentali classiche. Insomma, anche qui la chiesa
corregge, ha un modello, una dottrina sociale, un catechismo, una sua idea di verità da proporre. Ed eccoci al punto chiave. Dai tempi del caso Buttiglione, che si ripete in forma meno grave con la parte della mozione antiomofoba approvata ieri l’altro a Strasburgo in cui si cerca di coinvolgere la chiesa nell’accusa di omofobia (per il resto la mozione va benone), si è visto che l’Europa politica, per come si esprime nelle sue classi dirigenti euroburocratiche del Parlamento europeo, tribuna laicista quant’altre mai, vuole stangare la presunta omofobia della chiesa e, anche se non lo sappia, esprime in questo la stessa cultura anticattolica delle campagne sull’omofilia della chiesa. Una chiesa che si proponga di correggere i comportamenti, madre e maestra, è inaccettabile in una società neosecolarista, poco laica, intollerante verso qualunque principio educativo che alluda a qualcosa piuttosto che al niente, quando questo qualcosa abbia un contenuto oggettivo di verità. L’omofobia va messa al bando, certo, ma anche la pedagogia cattolica? E’ laico questo? No.
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il Foglio / 28 aprile 2007

Pubblicato il 4/5/2007 alle 12.59 nella rubrica Segnalazioni.

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