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22 agosto 4589


8 aprile 2007

[ Cineforum ] Il mestiere delle armi

1526: l’armata alemanna del generale Frundsberg, al soldo dell’imperatore Carlo V, scende in Italia alla volta di Roma per impiccare il Papa con un cappio d’oro e conquistare la città. Sullo sfondo ci sono i secolari contrasti tra papato e impero, giunti ora ad un momento di particolare crisi. Tra le truppe pontificie si distingue la figura di Joanni De Medici conosciuto come Giovanni dalle Bande Nere stimato per la sua esperienza nel “mestiere delle armi”. Durante il conflitto Alfonso D’Este, duca di Ferrara, venendo meno ai patti stabiliti col Papa, cede alle truppe del generale tedesco quattro falconetti (cannoncini) determinanti per le sorti della guerra.

Nonostante la contraddittorietà della sua condotta Joanni De Medici è un uomo impegnato a fondo con la propria vita. Non censura niente né di fronte ad una guerra di cui farebbe volentieri a meno né di fronte al dolore di vedersi amputata una gamba. Questo non avviene perché è un martire del dovere o un mercenario, ma perché nella causa a cui si è votato percepisce una ragionevolezza ultimamente non ideologica, quindi contraria alla sua umanità, ma realmente sperimentabile. Proprio per questo la vocazione non è alle armi ma è alla vita, come egli stesso afferma in presenza di un sacerdote: “In questi anni della mia vita son sempre vissuto come un soldato. Allo stesso modo sarei vissuto secondo il costume dei religiosi se avessi vestito l’abito che voi portate”.




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1 aprile 2007

[Cineforum] Dio ha bisogno degli uomini

Giudizio film:

Ambientato su di un'isola al largo delle coste francesi il film narra le vicende di un paese che, a causa della generale condotta immorale e dell'ennesimo misfatto compiuto da alcuni dei suoi abitanti, viene a trovarsi improvvisamente privato della sua unica autorità religiosa: il prete si trasferisce in continente abbandonando la piccola parrocchia e con essa i suoi “selvaggi e impenitenti” parrocchiani.
Il film testimonia l’inesauribile bisogno di concretezza dell’esperienza religiosa come mostra quella scena enorme della donna incinta che deve andare a partorire sul continente.
Il sacrestano la porta sulla barca e lei ha le doglie durante il tragitto e vuole a tutti i costi che lui la confessi, la perdoni, perché si sente morire.
 

Il bisogno di un appoggio fisico, questa è l’esigenza strutturale della natura dell’uomo di fronte al sentimento supremo e originale del senso religioso. Pur essendo  immorali gli abitanti dell’isola non perdono questa memoria: ricercano qualcuno a cui chiedere perdono, un posto dove possano ripartire dopo il male commesso.

Dio ha bisogno dell’uomo perché Dio ha concepito l’uomo così da averne bisogno: è un inno profondo e discreto all’umanità di Dio come afferma il protagonista Tommaso dal pulpito : “Et homo factus est”.




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22 marzo 2007

[Cineforum] Dies Irae

Giudizio film:

La cupa atmosfera della Riforma protestante avvolge la Danimarca del 1632. In primo piano troviamo la vicenda dell'anziano giudice e pastore Assalonne Peterson, che, rimasto vedovo, ha sposato la giovane Anna. Lei non si è unita a lui per amore quanto per riconoscenza: il pastore aveva infatti salvato dal rogo sua madre, accusata di stregoneria. Nel frattempo Martino, figlio di primo letto di Assalonne, ha terminato gli studi e fa ritorno alla casa paterna, dove troverà una matrigna praticamente sua coetanea.Tra i due nasce un amore improvviso e denso di conseguenze per la vita di tutti. Tema centrale del film è la profonda capacità di penetrazione del male nella vita dell'uomo. "Grande è la potenza del male" è proprio la frase con cui una strega rompe il silenzio dominante all'inizio del film.

Cosa può un uomo di fronte a questa potenza? Il film documenta l'atteggiamento moralistico come tentativo di risoluzione di questo problema. Esso assume due forme: la violenza (sradicare il male bruciando la strega) e la rassegnazione (rinuncia alla vita terrena in vista di quella ultraterrena) e risulta, in entrambi i casi, insoddisfacente. L'animo umano, infatti, ha bisogno di una risposta che lo interpelli qui ed ora, nella sua vita presente. Dall'assenza
nel film di questa risposta presente nasce il sentimento tragico della vita, espresso con efficacia dalle parole conclusive di Anna: "I miei occhi sono pieni di lacrime e nessuno me li asciuga".




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