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Comunione e Liberazione Universitari
di Cassino

Siamo un gruppo di studenti universitari mossi dal desiderio di condividere un'amicizia e un'esperienza di vita universitaria più umana.
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22 agosto 4589


23 ottobre 2007

[ Riflessioni ] Marco Morone: uno schiavo moderno?

Tempi num.42 del 18/10/2007 0.00.00
Interni
Mi piace lavorare (anche a tempo determinato)
Quando l'alternativa non è l'assunzione ma la disoccupazione, il temuto co.co.pro è una manna dal cielo. Voci dal mondo reale
di Nessi Paolo

Li chiamano "schiavi moderni". Ma siamo sicuri che anche loro si vedono così? A dire il vero, a sentirli raccontare la propria esperienza, si direbbe piuttosto che le definizioni coniate per loro dai detrattori della legge Biagi (servi, sfruttati, precari) gli vadano strette. Arturo Z., ad esempio: 28 anni, milanese, laureato in Lettere alla Cattolica. Nel 2006 e nel 2007 vince una borsa di studio di perfezionamento all'estero (13 mila euro all'anno). Fa la spola tra Milano, Padova e Amsterdam, insegnando storia della Chiesa. «Non lo so se mi rinnovano la borsa», dice a Tempi. Quindi? «Per ora sono appagato. Del resto l'insegnamento e la ricerca mi danno grandi soddisfazioni». Intanto Arturo percorre strade parallele: ha scritto un libro di storia sui gesuiti ed è in cerca di un editore che voglia pubblicarlo.
Ci spostiamo in Liguria, dove i conterranei di Arturo in genere si spostano per le ferie. E dove qualcun altro, invece, vive e lavora. Come Riccardo C., che nel 2005 si è laureato in Economia. Partito all'avventura, dopo tre mesi trova un impiego all'Asl, in contabilità. È stimato, gli chiedono di rimanere. L'idea è allettante, ma non se ne fa niente. Riccardo molla tutto e si rimette alla ricerca. A 26 anni si può fare. Contatta un'agenzia di lavoro interinale. Tramite questa entra nella holding di un importante gruppo petrolchimico, all'ufficio Bilancio consolidato. Gli firmano un contratto d'inserimento di un anno, per 1.200 euro al mese. Magari rimpiangerà la scelta. E se alla fine, scaduto l'incarico, lo cacciassero? «E perché mai dovrebbero farlo?», risponde lui. «Hanno speso tempo e risorse per rendermi utile all'azienda. A questo punto non gli conviene più».
Sempre a Genova si svolge la vicenda di Marco P., 30 anni. Nel 2003 inizia a collaborare con la Compagnia delle opere locale, come obiettore di coscienza. Dà una mano in amministrazione. È così che un'attività iniziata senza convinzione si trasforma in un'opportunità di lavoro. Ma c'è un problema: «Nonostante all'università avessi studiato Economia, non sapevo granché di imprenditoria». Allora alla Cdo gli propongono un contratto a progetto. In fondo a loro non costa più di tanto: mal che vada, non glielo rinnoveranno. Nell'ufficio commerciale dell'associazione, però, Marco lavora duramente, si fa apprezzare e impara il mestiere. «Questo tipo di contratto - spiega a Tempi - ha permesso all'azienda di mettermi alla prova e investire su di me». Al punto che, in soli tre anni, Marco diventa responsabile dell'ufficio amministrativo della banca associati della Cdo ligure e della Adr srl, una società di gestione del terzo settore.
Gianluca Delvecchio, invece, prende armi e bagagli e da Genova, dove aveva studiato Scienze Politiche, ritorna a Ragusa. Lì, nel 2005, a 26 anni, viene assunto a tempo determinato come docente di informatica all'Enfap (Ente nazionale di formazione e addestramento professionale). Guadagna 1.200 euro al mese. Finché «Prodino taglia 2.500 ore di formazione in Sicilia (e scrivetelo, mi raccomando, questo va detto)». Per Gianluca significa ore di lavoro e stipendio dimezzati. Nessun problema, il nostro si ingegna. Oltre a mantenere la docenza inizia un'attività di web designer e con alcuni amici fonda un blog, oneitoffice.it. Il sito offre soluzioni per l'utilizzo dei programmi Microsoft «e diventa - Gianluca ci tiene a sottolinearlo - uno dei migliori d'Italia».



La sorpresa dell'assunzione

Rimanendo al Sud, arriviamo a Napoli. Dove Salvatore S., 27 anni, laureato in Ingegneria, nel 2005 inizia a insegnare matematica al liceo scientifico Sacro Cuore. Percepisce 950 euro al mese, ma i ragazzini non sono il suo forte. Così decide di tornare alle origini, all'Università Federico II. Debutta da precario. Con un co.co.pro è ingaggiato all'interno di un programma triennale: fa parte di una équipe che sta ideando un progetto antisismico. «Ora prendo solo 700 euro, ma ho l'opportunità di essere confermato nel mio campo. E, tra qualche tempo, di guadagnare molto di più».
Anche Marco Morone, di Roma, sarebbe potuto diventare ingegnere. Lo studio, però, non fa per lui: dopo pochi esami lascia la facoltà e invia curriculum a destra e a manca, pronto ad accettare di tutto. Lo contatta una società che gestisce servizi di supporto per aziende ed enti pubblici. La proposta è un co.co.pro di tre mesi. Gli fanno sbrigare le faccende più umili. Poi, nel giugno 2006, gli prorogano il contratto fino al 31 dicembre. Nel frattempo gli affidano due appalti di outsourcing. Morone lavora come un matto, finché non scade anche la proroga. Altri 3 mesi di co.co.pro, ancora un sacco di fatica. A marzo 2007, infine, giunge una notizia inattesa: Marco è assunto a tempo indeterminato, a 24 anni.
È la sorte che spera per sé Paolo M., di Firenze. Paolo lavora da agosto 2005 in un istituto di archiviazione informatica. Le aziende gli forniscono dei dati, lui li inserisce in un computer e li trasforma in file digitali. Va avanti da due anni con contratti a progetto, prende in media mille euro al mese. Si occupa anche di customer satisfaction: a richiesta chiama i clienti locali per verificare se siano contenti di determinati servizi. Il suo sogno è diventare una figura di spicco nel settore informatico e se continua a sgobbare alacremente il 31 dicembre potrebbe essere assunto definitivamente. E si ritroverebbe in busta paga 300 euro in più.
È di Modena invece Sara G., un'archeologa di 26 anni. Lavora nel museo della città. È al secondo contratto a tempo determinato (il primo risale al 2006) e anche lei prende mille euro. Si occupa di scavi, della didattica museale e fa ricerca sui materiali. L'assumeranno? Chissà, intanto però la dirigenza le ha accordato la propria fiducia. Per Sara è una cosa ottima: «Mi capita di maneggiare reperti antichi e delicatissimi. Se decidessero di non tenermi, a dicembre, alla scadenza del contratto, dovrebbero affidarli a mani estranee. Mi pare molto improbabile.».

Centralinista e aspirante manager
A Trieste la "precaria" è Marta, centralinista in uno dei famigerati call-center. «Ho un co.co.pro - spiega a Tempi - e con 5 ore al giorno porto a casa quasi 500 euro al mese». Marta ha lasciato Economia a dieci esami dalla laurea, ma sogna ancora di diventare manager. «Mi sto chiarendo le idee. Intanto racimolo qualche soldo onestamente». Come lei tanti altri. Sono circa 120 i centralinisti della sua azienda. «Ci sono madri di famiglia e persone adulte, con un secondo lavoro. In questo modo arrotondano. È molto facile inserirsi in questa realtà».
A Roma, infine, incontriamo Angela Padrone, l'autrice del libro Precari e contenti. Ora scrive per Il Messaggero, ma anche lei, in un certo senso, è stata una precaria. Esce da Filosofia negli anni Ottanta a 23 anni. «Non sapevo dove sbattere la testa», ci racconta. Ma lei vuole lavorare, e subito. Va in Inghilterra a imparare la lingua. «Stavo alla catena di montaggio in una fabbrica di macellazione di tacchini. A volte facevo gli straordinari, fino alle dieci di sera». Ha fatto di tutto: «Ho anche venduto le enciclopedie. Metter da parte due soldi era un'impresa. Magari allora ci fossero stati i call-center di adesso.».




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10 febbraio 2007

[ Riflessioni ] Desiderio impazzito. Giudicando i fatti di Catania

Nel corso della partita Catania - Palermo si sono verificati scontri tra forze dell’ordine e tifosi, culminati con la morte di un poliziotto.
Un fatto che ha scosso tutti, tanto che il mondo del calcio ha deciso di fermarsi.
Un fatto che risveglia inevitabilmente le coscienze, ha qualcosa di profondamente umano che spinge centinaia di persone a fare anche cinque ore di fila davanti alla camera mortuaria per rendere omaggio ad un uomo che non hanno mai visto prima.
Vedere che così tanta gente si è mossa, si è sentita direttamente chiamata in causa, rende evidente che ciò che colpisce, ciò che ridesta, è un interesse per l'uomo.
In questi giorni siamo stati assillati da un incalzare di opinioni e proposte per trovare delle soluzioni: “Modello inglese… Stop al calcio per un anno… Pene più severe…”, che riducono la questione solo misure da applicare che magari possono curare i sintomi ma non la causa.
Ma è proprio quest’ultima che noi non vogliamo perdere di vista: cos’è che spinge dei giovani, addirittura dei minorenni, ad esprimere tanta rabbia?
Non si tratta innanzitutto di un problema dello Stato o del mondo del calcio, ma c’entra con l’io, con l’esigenza profonda di significato della vita (di un motivo per cui valga la pena studiare, innamorarsi, impegnarsi nelle cose), che diventa così rabbiosa perché sembra non trovare risposta in nulla.
Prendere in considerazione questo disagio, espresso con un grido, non significa soltanto porgli dei limiti, ma anzitutto accoglierlo con una posizione realmente umana.
Eppure, il tentativo prospettato dai più è quello di creare un sistema perfetto, che rischia di far fuori l'uomo perchè non tiene conto di questa esigenza ineliminabile
che è nel cuore di ognuno.
Tutti acclamano il modello inglese come il salvatore della patria. Il problema è che non si può pensare ad un sistema che zittisca questa nostra urgenza usando un ricatto (il tifoso sta buono perchè altrimenti va in galera). Sarebbe come porsi di fronte a questo fatto come un fastidio da eliminare il più presto possibile.
Ciò che vuole essere relegato ad un problema di istituzioni è una questione che interessa l'uomo fino all'origine: per noi è un problema di educazione.
Siamo convinti che delle riforme siano necessarie, ma il punto fondamentale da tener presente è che ogni intervento deciso dall’alto è inconcludente senza un’esperienza di educazione viva. Occorre dunque ripartire prendendo sul serio la nostra umanità nel rapporto con qualcuno che le dia credito.
Occorre un'educazione.

Mettiamo a tema il nostro desiderio!
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a cura dei ragazzi del CLU di Roma
segnalato da Lucio




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2 agosto 2006

[ RIflessioni ] ...ferita

...e ferita d'ammore nun se sana...
Così recita un famoso canto napoletano. Queste sono le prime parole che mi sono venute in mente di ritorno da Pontresina, perchè quella che abbiamo fatto è stata proprio un'esperienza amorosa. Quello che mi porto è appunto una ferita, una malinconia per essermi reso conto di avere incontrato qualcosa di grande, qualcosa di eccezionale, ma di non poterla possedere. Quello che di bello è accaduto non lo faccio io,  non sono capace di riprodurlo, né tanto meno di capirlo...questo è il dramma. Bisogna morire e rinascere tutti i giorni, bisogna chiedere in continuazione che Lui si riveli, bisogna chiedere che venga il Suo regno, bisogna tenere aperta quasta ferita e continuare a domandare, a desiderarLo in ogni istante. Come, vivendo un grande amore, non puoi non desiderare il volto dell'amata ogni momento, così non si può non bramare la Sua continua Presenza:

...ma tu, tu solo puoi, riempire il vuoto della mia mente...

buone vacanze


Augusto




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11 luglio 2006

[ Riflessioni ] Campioni del Mondo

Solo ora mi sono ripreso dalla notte di festeggiamenti, sopra le note di seven nation army (ovvero del po po po po po po po che in questi giorni ci ha accompagnato) e dopo essermi esaltato nel vedere le immagini della coppa del MONDO a Roma, provo a buttare giù qualcosa.
Sono le 19 e chris ancora non arriva, dobbiamo sbrigarci altrimenti non troviamo il posto e ci tocca vedere la finale in piedi. Ma eccolo con la sua punto nera e allora via verso Cassino. C'è traffico, sono nervoso, faccio sorpassi azzardati e per poco il mio mondiale non finisce sul parabrezza di un tir. Arriviamo e l'adrenalina sale a mille, incontraiamo paolo e scopriamo che i posti a sedere non ci sono...meglio così tanto porta sfiga. La piazza è piena, le persone tantissime ma i colori sono solo tre: bianco, rosso e verde. La tensione si taglia con il coltello, siamo tutti con il fiato sospeso...entrano i giocatori...all'inno d'Italia tutti si alzano in piedi e cantano. Fischio d'inizio e il cuore arriva fino in gola...poi il rigore, il maledetto rigore. Capraro cerca di mettere subito in azione la sua seccia ma stavolta non ci riesce, anzi quel cucchiaio Ha proprio il sapore amaro della beffa: la palla tocca la traversa...la piazza esplode...ma l'urlo è strozzato, l'arbitro indica inesorabilmente il centro del campo. Sembra l'ennesima amarezza e invece Materazzi arriva fino in cielo per farci una rianimazione, una respirazione bocca a bocca che vale il pareggio, che vale la speranza. Alla fine del primo tempo siamo tutti nervosi, alcuni vogliono andare via ma io preferisco restare là, tra la gente, in mezzo al popolo, dove è iniziato il nostro mondiale. Nel secondo tempo si soffre, si fuma (gerardo è alla ventesima sigaretta) e si urla (rasentando spesso la bestemmia). Ci pressano ma noi siamo lì non molliamo e i galletti non ci fanno paura. Cerco l'abbraccio di Maria Chiara, il quore non regge, sembra che esploda. C'è il triplice fischio  e si va ai supplementari, siamo tutti stanchi, marco morone ha ormai esaurito le unghie da mangiare, mentre la voce di denise (purtroppo) non se ne va mai. Gianfranco sembra mantenere la calma, ma secondo me lo fa più per non preoccupare gabriella. Il primo supplementare finisce  e si soffre ancora, angela ha una faccia sbigottita (forse non ci sta capendo molto) fabio cerca di rincuorare tutti con la sua simpatia ma siamo troppo nervosi...il più nervoso però è Zidane che, peggio di un bambino che gioca a calcio nell'oratorio, da una testata a Materazzi e allora salti in piedi e inizi a sbraitare come un padre quando gli toccano il figlio, urli come un pazzo finchè non lo cacciano fuori...sotto la doccia e via solo guardando la coppa. Si arriva ai rigori, sono con claudio marcello che è teso come una corda di violino, ci abbracciamo e via alla serie. Non esulto, meglio essere calmi per non avere brutte sorprese...il legno preso da trezeguet si sente fino a capo nord...e stavolta la palla non va...segna anche del piero...ilaria scoppia di gioia, ma ancora non è finita. La Francia segna e allora tocca a grosso...e poi... e poi lo sapete orami tutti

SIAMO CAMPIONI DEL MONDO


Il resto è la storia dei caroselli, delle sfilate, degli spogliarelli, dei bagni con lo spumante, dei bagni nelle fontane, delle bandiere e delle birre alzate come coppe del mondo, dei trenini, dell'inno d'Italia cantato fino a non avere più voce...Questa sera siamo tutti uniti come un vero popolo, orgogliosi di essere italiani...e provate a dirmi che il calcio è solo uno sport.


PS solo due striscioni mitici che non posso fare a meno di riportare:

VOI TRANS  NOI ALPINI

LIBERTE' EGALITE' E INCULITE'



Augusto




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7 luglio 2006

[ Riflessioni ] Accorgersi del Quore

Tutto quello che c'è non basta
tra le mani un ricordo non resta,
non c'è niente che al mondo mi lascia
più di merda più entusiasta


Minimalismi, Zero Assoluto



Come dire, Quid animo satis?
Augusto




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11 maggio 2006

[ Riflessioni ] Assemblea con Dima

Vi seganalo una mail di Marco Morone, nella quale c'è un giudizio chiaro e commovente sull'assemblea.
C'è da leccarsi i baffi.

Augusto
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Ciao amici,
vi volevo raccontare un pò di cose sull'assemblea di venerdì.
Come ben sapete venivo da una settimana abbastanza movimentata (lo "scontro" con la realtà è sempre drammatico!!!) e, anche sentendo mio fratello che diceva solo: che merda!, la domanda più frequente che mi so fatto è stata: ma può esse che la vita è solo sfiga? Che tutto è una merda?
E con questa domanda so arrivato all'assemblea, che mi ha preso subito quando Dima ci ha chiesto: ma voi che state a fa qua?
Però quello che mi ha impressionato di più sono state le testimonianze di Maria Chiara, Claudio, Danielone e le domande di Fabio e Chiara, perchè (con quello che ne ha evidenziato  Dima) hanno chiarito questioni fondamentali per la mia esperienza.
Che ho da fare? A che serve quello che faccio? A RENDERLO PRESENTE OVUNQUE SIAMO. Come faccio a incontrarlo? A do sta la Verità? LO INCONTRO NELLA CHIESA, IL  LUOGO DOVE E' PRESENTE E DOVE MI FORMO UN GIUDIZIO. Con quale criterio lo riconosco e giudico? SEGUENDO E "ALLENANDO" IL CUORE.
Sono cose dell'altro mondo! Perchè io so più io cercando di risponde a queste domande (che pure sono drammatiche, perchè mi richiedono un impegno e una responsabilità) e non riuscendo a laurearmi (ogni riferimento è puramente casuale!!!) o a realizzare chissà che!
Per questo mi colpiva quello che diceva Danielone: è drammatico, ma se non qua, dove?
Per me è inconfutabile che la vita è di chi domanda: perchè ho capito che solo domandando il mio cuore si accorge di quello per cui sono fatto. Prendi qualche infarto prima, ma qualcosa di buono so sicuro che c'è! Per questo voglio seguì Dima quando dice che dobbiamo domandare di affezionarci di più alla fonte in cui il nostro cuore riparte, la compagnia.
Iniziando sta settimana, ho cercato di tener presente questo, e mi riesce più facile tenendo presente voi, la compagnia!
E' proprio vero che un' Avvenimento è tale quando è vivo. Era evidente da come era colpito Dima dicendo che siamo il cuore pulsante di Cassino.

Buona settimana!

Marco




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7 maggio 2006

[ Riflessioni ] Assemblea con Dima

Mi è sembrata davvero bella l'assemblea di venerdì sera (a perte le due snervanti ore sul raccordo).
Cercherò di essere chiaro e sintetico nell'esporre le cose che mi hanno colpito:
1) Mi ha impressionato il fatto che Dima, riusciva a trarre un positivo da tutti gli interventi, non era una cosa appiccicata, lui effettivamente riusciva a cogliere il bello nonostante, a volte, le domande fossero un po' confuse. Lui ci ha detto che riesce a fare così perchè, quando si ha sempre negli occhi quella Presenza è più facile riconoscerla in tutto.
2)Mi è piaciuto molto l'intervento di Danielone. Anche se non era il massimo della linearità, mi ha colpito quello che diceva, il rapporto con il movimento è carnale e per questo drammatico, ma allo stesso tempo è l'unico posto al mondo dove sento che la mia felicità è possibile. Da oggi, che Cristo è una presenza tra noi per me non è solo un discorso ma un fatto, reso più evidente dalle persone che me lo testimoniano.
3) Mi ha colpito anche quello che ci ha detto Dima riguardo alla nostra responsabilità: noi siamo il cuore pulsante di Cassino, non dobbiamo fermarci ai numeri, dobbiamo testimoniare quello che abbiamo incontrato vivendo le solite cose in un modo sorprendente e sovversivo. Dobbiamo cambiare il mondo vivendo sempre più a fondo la realtà che ci è stata data.

Aspetto con ansia i vostri giudizi

Augusto.




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4 maggio 2006

[ Riflessioni ] Correva l'anno 2002


Si sa, rovistando tra le cose trovi tutto men che quello che cercavi.
E così, frugando nei vecchi cd di backup alla ricerca di un certo file,
è venuto fuori - qualcuno lo ricorderà - questo vecchio collage.
Per chi c'era e per chi no, per chi è rimasto e per chi è altrove...
Correva l'anno 2002.

Christian
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Clicca sull'immagine per ingrandirla.
La qualità dell'immagine non è un granchè,
ma è sempre meglio dei tuoi capelli ;)




permalink | inviato da il 4/5/2006 alle 20:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


4 aprile 2006

[ RIflessioni ] L'unica cosa che ho è la nostra Unità

Volevo solo dare un giudizio su quanto mi è accaduto in questi giorni. Sono tre le cose che mi hanno impressionato:
1) Ultimamente è davvero bello venire a Lettere a studiare: quando torno la sera a casa, non vedo l'ora di ritornare in facoltà. Mi piace come tutto sia ordinato, come la nostra vita si sviluppi nell'alveo concreto della nostra storia, il tempo è scandito da appuntamenti che ci aiutano a stare di fronte allo studio: per esempio l'angelus a mezzogiorno oppure il fatto di pranzare insieme. Mi colpisce, quindi, come ci sosteniamo nelle cose concrete a cui siamo chiamati, mi colpisce come la nostra amicizia sia vista come un punto di giudizio su tutto: dai duelli berlusconi-prodi, agli esami che bisogna fare...insomma è proprio un luogo che esalta la mia umanità.
2) Venerdì ho fatto l'esame di storia greca e dopo, sinceramente, ne avevo abbastanza di studiare. Mi sono messo a scrivere alcuni pensieri (mi è presa un po' la mania del poeta, per alcuni è patetica, a me piace e quindi continuo a dispetto del pubblico) e mentre ascoltavo la musica ho alzato la testa e subito dopo ho spalancato la bocca. Sono rimasto stupito nel guardare i miei amici che studiavano: erano bellissimi. Questo mi ha fatto pensare che è proprio vero che adempiendo al nostro compito andiamo verso la verità: stare, seriamente, di fronte a quanto abbiamo da fare ci rende più belli.
3) Sabato era il primo aprile. Da un anno sono il capo del Clu e ho voluto festeggiare con i miei amici. Siamo andati a mangiare una pizza insieme e mi è venuto da dire grazie a tutti: è per la loro presenza che mi accorgo di essere amato, di essere voluto, mi accorgo che la nostra compagnia è segno del Mistero, mi accorgo che la nostra amicizia non è solo la somma delle nostre faccie ma che un Altro ci tiene insime, che un Altro fa belle tutte le cose. Insomma mi accorgo che questa unità è l'unica cosa che ho. Ancora grazie.


Augusto




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29 marzo 2006

Incontro CdO

Breve commento notturno a caldo. Mi è piaciuto molto, per lo meno nella prima parte. Monica è stata bravissima, precisa e chiara, ha esposto al meglio i valori e l'epesienza da cui nasce la CdO e le cose che di più ci stanno a cuore. In particolare mi ha colpito il riferimento eplicito all'educazione. L'intervento di Nunzia è stato interessante perchè è stato un esempio concreto di ciò che genera il carisma del movimento. E' stato anche un esempio di ciò che la CdO sostiene e aiuta a crescere, inoltre ha indicato molto chiaramente che noi non vogliamo uno stato che si sostiutisca noi ma qualcuno che sostenga la nostra creatività. Interessante anche l'idea che non bisogna inventarsi nulla ma partire dai bisogni che si evidenziano nella realtà. Nicola Colicchi mi ha letteralmente fatto impazzire, più lo ascolto e più mi innamoro: semplice, diretto, ha fatto una serie interminabile di esempi. Senza essere inutilmente prolissi, direi che dalle sue parole si è capito perfettamente che la CdO non è un partito e che il giudizio ha una tensione ideale, che non è solo una dichiarazione di voto, che quello che ci interessa è dialogare e tutelare ciò che per noi ha valore. Bello l'accenno al fatto che uno stato non può dare la felicità, concordo pienamente col fatto che questa parola dovrebbe essere pronunciata con più pudore. Inoltre anche l'sempio relativo al senatore dsino mi è sembrato molto utile per capire che cos'è davvero la Compagnia delle Opere: è venuta fuori l'idea di una associazione che dialoga con tutti valorizzando quanto c'è di buono. Insomma bravo Nicola. Per quanto riguarda Tremonti mi astengo dal giudizio...ha fatto solo uno spot elettorale.
Sono contento di questo incontro e credo che chi è venuto di certo si sarà formato un giudizio più lucido riguardo a queste elezioni. Per me per lo meno è così.


Augusto




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