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22 agosto 4589


6 marzo 2008

Reduce

 “Glorifichi la Vita, gloria è”. Ferretti Giovanni Lindo cantava così già nel '93




Era il 1984 e una musica punk così sghemba non si era sentita mai in Italia ma neppure altrove. Erano nati i Cccp-Fedeli alla linea (punk filosovietico-musica melodica emiliana come da loro definizione). La voce cavernosa, il volto tutto incavi e gli occhi spiritati facevano di Ferretti Giovanni Lindo (rigorosamente prima il cognome poi i due nomi) un’antirockstar di culto. Ora per molti è un traditore. Il tradimento starebbe nel graduale passaggio da icona della sinistra a devoto ratzingeriano. Dall’antagonismo all’abbraccio della fede cattolica con tanto di partecipazione alla manifestazione romana dell’8 marzo, promossa dalla lista “Aborto? No, grazie”. “Dalle pere a Pera”, sintetizza una scritta dalle parti di casa sua, sull’Appennino reggiano; e in un post apparso in rete già qualche tempo fa si legge che si tratta di un “venduto a Giuliano Ferrara e alla Cei”. “Sono soltanto tornato a casa”, insiste lui (“e non mi sono mai fatto delle pere”). E’ tornato a casa geograficamente, cioè su per i bricchi, in quella Cerreto Alpi dov’è nato nel 1953. E’ tornato a casa tra le pietre dei padri (“La casa con i fondi e il solaio e le stalle, il fienile, la legnaia”). E’ tornato a casa, alla fede contadina dell’Appennino, all’abbraccio del ricordo della nonna Maddalena (“morta l’anno dei miei diciotto che ormai ero grande”), ai cavalli, alle albe fredde che inducono alla meditazione trascendente. “Reduce” si definisce nel titolo del libro che ha pubblicato nel 2006 per Mondadori. Ma sembra che da quella casa, pur nella Berlino degli esordi musicali, pur nella sua vicenda di “punkettone di cattivo gusto”, pure sui palchi da cui cantava “Spara Juri spara” scuotendo la cresta, non si sia mai allontanato poi tanto. Il suo punk che estetizzava verso il socialismo reale (“Onoro il braccio che muove il telaio, onoro la forza che muove l’acciaio”) era già intriso della litania e del salmodiare che sono il suo timbro di canto inconfondibile. E accanto ai muscolosi operai sovietici scorreva carsica una vena di religiosità. Un ellepì dei Cccp si chiamava “Canzoni preghiere danze del II millennio sezione Europa” e in un altro disco spuntava il “Libera me domine de morte eterna…”. Partito da un confuso pastiche tra misticismo islamico e cristiano che sembrava parodistico soltanto ai disattenti e che divideva lo spazio con il cadenzato incedere dell’Armata Rossa, Ferretti Giovanni Lindo chiarisce la sua poetica quando i Cccp si trasformano in Csi, cioè nel Consorzio suonatori indipendenti. “E’ stato un tempo il Mondo/ giovane e forte (…) il nostro mondo è adesso/ debole e vecchio/ puzza il sangue versato è Infetto/ Povertà malanimo/ Malaventura/ concedi Compassione ai figli tuoi/ glorifichi la Vita/ gloria sia/ glorifichi la Vita/ gloria è”: correva l’anno 1993 e molte delle cose che stanno a cuore oggi a Ferretti Giovanni Lindo erano già enunciate, più o meno consapevolmente, in questa canzone. C’è la vita che sgorga, e la tecnica (parola ricorrente nel lessico ferrettigiovannilindiano) che la distrugge. C’è l’attaccamento a un mondo postbarbarico, quello delle montagne emiliane in cui le generazioni si susseguono e seppelliscono i loro morti nei piccoli cimiteri di paese. Ferretti Giovanni Lindo è partito da Cerreto e a Cerreto è ritornato, rincorrendo l’anelito a una semplicità di vita contadina, all’accoglienza stupita e aperta della natura senza superomismi scientisti, alla terra intesa come origine e come luogo fecondo in cui germoglia la vita. I Cccp, i Csi, poi i Pgr (Per grazia ricevuta), l’antagonismo politico e musicale di qualche decennio fa sono state tappe di un percorso. Non c’è vera e propria conversione, né certamente tradimento. Semmai un radunare gli spicchi della propria vita. Basta sentire una sua intervista di oggi o leggere il suo libro. Chi conosce i testi dei Cccp ritrova di continuo antiche frasi note, autocitazioni, il riecheggiare di parole cardine del versificare di Ferretti Giovanni Lindo. Cioè i mattoni di cui è fatto il suo pensiero. Il materiale da costruzione è sempre quello.

... amare la verità più di se stessi: questo è un uomo
augusto




permalink | inviato da ilveliero il 6/3/2008 alle 11:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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